Inquadramento botanico-ambientale dell’area di Sorgente Gutierrez –Sporting Club Le Querce (Sassari)

L’area è caratterizzata da una valle cui si accede dalla Via Luna e Sole, impostata sui calcarei marnosi Miocenici del Sassarese. La vallata, esposta a nord o debolmente a NNW, è interessata da un fitoclima di tipo Mesomediterraneo inferiore, secco superiore, euoceanico.

Il sito rappresenta uno degli esempi meglio conservati di vegetazione forestale a Leccio, calcicola, mesomediterranea, dell’associazione Prasio majoris-Quercetum ilicisnella subassociazione tipica. Della stessa associazione si conoscono infatti altre subassociazioni: quella con querce caducifoglie tipica di calcari miocenici, più mesofila di questa, nei territori più interni del Sassarese; quella acidofila con Erica arboreae Phillyrea angustifoliadei graniti (Gallura) e metamorfiti (Monte Forte, Asinara); quella termofila, calcicola con palma nana dei rilievi calcarei della Nurra (Monte Doglia, Monte Zirra, Capo Caccia, Punta Giglio).

Il bosco, sebbene frammentato dagli insediamenti, si presenta tuttavia con copertura omogenea e compatta, in buono stato fitosanitario, con elevato tasso di rinnovamento spontaneo delle specie native, tra le quali la dominante è appunto il Leccio (Quercus ilex).Si tratta probabilmente di un ceduo matricinato in evoluzione verso la fustaia, un tempo utilizzato per cicli di taglio che risparmiavano alcuni alberi di notevoli dimensioni (le matricine) che garantivano quindi una costante produzione di ghiande, anche dopo il taglio. Questi usi pregressi sono testimoniati dalla presenza, accanto a molte piante giovani o derivanti dal taglio (ceppaie), di alcuni individui alti fino a 10-12 metri ed età stimabile fino a 300-400 anni. Tra questi lecci vetusti, spicca un colossale individuo, policormico, situato nei pressi della chiesa rupestre, che andrebbe certamente tutelato e iscritto nell’anagrafe comunale e regionale degli alberi monumentali.

Lo stato arbustivo è denso, dominato dal Viburno (Viburnum tinus), cui seguono per abbondanza il Lentisco (Pistacia lentiscus), l’Alaterno (Rhamnus alaternus) e il Corbezzolo (Arbutus unedo). Tra le lianose è notevole la copertura raggiunta dall’Edera (Hedera helix), ma sono presenti anche Rubia peregrina, Clematis flammula, Smilax aspera, Asparagus acutifolius, Lonicera implexa.

Lo strato erbaceo è meno coprente, ma sono presenti le specie tipiche del corteggio floristico di questo tipo di leccete: Cyclamen repandum, Carex distachya, Asplenium onopteris, Ruscus aculeatus, Arisarum vulgare. Interessante la presenza del Cyclamen hederifoliume dello Hieraciumgallurense, già riportato nella Flora dei Calcari Sassaresi del 2006. Sono presenti anche alcune specie nitrofile quali Arum italicume Parietariaofficinalis. Nei numerosi muretti antichi che rimangono nel bosco sono frequenti le Pteridofite Polipodium cambricum e Selaginella denticulata, mentre sulle pareti calcaree in ombra e stillicidiose è abbondante Adiantum capillum-veneris.

Nelle rare radure del bosco rimangono lembi della vegetazione arbustiva dell’area con Spartium junceum, Cistus creticussubsp. eriocephalus, Osyris alba, Ruta chalepensise numerose erbacee, tra le quali dominano Dactylis hispanica, Leontodon tuberosus, Bellis sylvestris.

Si tratta quindi di una composizione floristica praticamente integra rispetto al tipo standard di questa associazione vegetale a leccio, descritta nel 2004. Se si considera che questo polmone verde ormai vicinissimo alla città in espansione, conserva al suo interno testimonianze archeologiche importantissime per la comprensione delle dinamiche del popolamento delle aree del Sassarese, quali una chiesa rupestre risalente al II secolo d.C., mura medievali, sentieri e scalinate scolpite nella roccia calcarea, oltre allasorgente che dà il nome a tutta l’area, è evidente che siamo in presenza di un biotopo di enorme valore, in cui a quello degli alberi monumentali si aggiunge la funzione di serbatoio di biodiversità vegetale e animale autoctona, unicità della formazione forestale, valore identitario perché rappresenta l’ultimo lembo significativo della copertura forestale primigenia delle vallate sassaresi, funzione di mitigazione del clima, sequestro dell’anidride carbonica, contrasto e prevenzione del dissesto idrogeologico.

L’area merita quindi adeguate forme di tutela e salvaguardia che, senza intaccare i legittimi diritti dei proprietari, non trascurino l’innegabile funzione che questo biotopo presenta per la collettività, funzione che non è la mera sommatoria dei valori botanici, faunistici, archeologici e paesaggistici, ma è data dalla sinergia tra tutte queste componenti, che esaltandosi l’un l’altra concorrono a creare un unicum nel territorio comunale sassarese, che va necessariamente tramandato alle generazioni future.

Sassari, 23.11.2016

Il Botanico rilevatore

Dr. Emmanuele Farris