Il Comitato Ambiente Sassari nasce anche a seguito della positiva esperienza del Comitato di San Giuseppe che dal 2008 ha portato avanti un’iniziativa per la salvaguardia dell’area verde sopravvissuta alla distruzione del vecchio Orto Botanico di via Pasquale Paoli.

Qui di seguito pubblichiamo la lettera ricevuta dal professor Piero Atzori, presidente del Comitato San Giuseppe, che riassume l’attività svolta dal Comitato che, infine, ha ottenuto il rinnovo del vincolo sull’area destinata a verde pubblico.

L’iniziativa è ancora in corso con una raccolta di firme per inoltrare una petizione al Sindaco. Il Comitato Ambiente intende essere partecipe per raggiungere lo scopo di creare un nuovo giardino pubblico in uno dei quartieri più popolosi di Sassari.

Cari amici,
ho avuto modo di seguire la nascita e lo sviluppo del vostro Comitato per l’Ambiente di cui condividiamo, oltre ad alcuni associati, idee ed obiettivi di salvaguardia e sviluppo sostenibile delle risorse del territorio.
Il comitato di San Giuseppe è sorto con l’istanza di 60 cittadini al Comune in data 30 aprile 2008, volta ad evitare la cementificazione del residuo polmone verde dell’antico Orto Botanico di via Pasquale Paoli. A questa, nel 2009, seguì una successiva istanza di 800 cittadini.
L’opposizione ferma dei cittadini ha avuto un positivo epilogo nel 2014 con la reiterazione del vincolo a verde pubblico del prezioso spazio urbano.
Segue, in calce, una breve sintesi della storia dell’antico Orto botanico e dei fatti compiuti per la realizzazione del tanto desiderato Giardino.
Siamo certi di contare sul vostro sostegno e collaborazione per poter giungere al risultato concreto di dotare il quartiere di un centralissimo spazio verde che andrà ad arricchire la nostra città purtroppo carente di tali spazi destinati a migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini.

Piero Atzori, Comitato San Giuseppe

IL COMITATO SAN GIUSEPPE DI SASSARI

Il comitato San Giuseppe nasce nel 2008 per iniziativa di un gruppo di cittadini del quartiere medesimo, allorché apparve necessario opporsi alla cosiddetta “Scheda Norma Meridda” presente nel Piano Urbanistico Comunale, che prevedeva la cementificazione finale dell’area residua dell’ex Orto botanico, cancellando il vincolo per uso pubblico posto negli anni ottanta.

Il contesto
Nel quartiere, di impronta liberty, sviluppatosi dai primi anni del ‘900, che ha preso il nome dalla bella chiesa di San Giuseppe edificata a fine ‘800, sorgevano edifici importanti, abitazioni e ville signorili tra cui la villa dei conti Sant’Elia, i giardini pubblici, il Teatro Augusteo e l’Orto botanico.
Il quartiere, emblema di un arioso sviluppo urbanistico novecentesco, aveva contribuito a fare di Sassari una graziosa e ridente cittadina. Il che è durato fino al secondo dopoguerra. Poi, a partire dagli anni sessanta, é stato lo sviluppo urbanistico e il “boom edilizio” a deturpare il quartiere.
Uno degli scempi maggiori è stato la distruzione del vecchio Orto botanico di via Pasquale Paoli. Si trattava di un ettaro di verde straordinario sopravvissuto dentro la città sino a tutti gli anni settanta.

Breve storia del quarto Orto botanico sassarese

http://www.comitatoambientesassari.it/foto/
La storia dell’ex Orto botanico di via Rizzeddu, definito da Enrico Costa “superbo”, inizia nel 1905, su iniziativa del prof. Luigi Buscalioni, allora titolare della Cattedra di Botanica e soprattutto del suo successore prof. Terracciano (1906-1917), come risulta dalla memoria del prof. Augusto Béguinot dal titolo “L’Orto botanico della R. Università di Sassari”, pubblicata nel Bullettino dell’Istituto botanico della medesima Università (Vol.II–ottobre 1922, Memoria IX).
Il Prof. Luigi Desole, titolare della cattedra di Botanica farmaceutica dell’Università di Sassari dal 1944 agli anni ’60, nella pubblicazione “L’Orto botanico di Sassari”, 1962 Tip. Moderna, Sassari, aggiunge informazioni sull’Orto botanico di via Rizzeddu, oggi via Paoli nel suo primo tratto. Riporta ad esempio che si tratta del quarto Orto botanico in ordine di tempo che Sassari abbia avuto dal XVI secolo, e ne ricorda la fine, risalente al 1928, quando venne dismesso e restituito al privato perché chiedeva per il riscatto una cifra insostenibile per le casse dell’Università. Fu quindi istituito un nuovo Orto botanico in via Muroni (il quinto).
Dal 1928 ai primi anni settanta: l’ex Orto botanico di via Paoli fu lasciato inselvatichire dal proprietario.
Quello spazio, che era stato un pregiato Orto botanico, che Enrico Costa ebbe modo di descrivere con le parole: “…può dirsi superbo…, con una bella palazzina nella quale hanno posto gabinetti ben forniti di tutto il necessario all’insegnamento della Botanica…” (Enrico Costa, SASSARI, Ed. Gallizzi 1992, vol.III, pag.1635) si presentava dopo la dismissione e fino a tutti gli anni settanta del secolo scorso si trascurato, ma comunque ricco di alberi di ogni genere, molti dei quali maestosi. Basta ricordare i grossi pini che si affacciavano sulla via Paoli dal muro di cinta e le altissime palme che svettavano.
Un vero peccato rinunciare a quel verde urbano, una barbarie cancellare tale opera dell’uomo e della natura. Occorre anche osservare che la “bella palazzina” di cui scrive Enrico Costa, ottocentesca, anch’essa avrebbe meritato tutela.
Negli anni ottanta, abbattuti tutti gli alberi secolari eccettuato un leccio, è sorto un grosso edificio condominiale. Tale costruzione si cercò invano di scongiurare con un’occupazione di giovani universitari e intellettuali che, per l’occasione, rimisero l’eskimo sessantottino. Il palazzone fu ugualmente edificato, lasciando libera una superficie residua quale standard urbanistico ad uso pubblico.
Segue un abbandono ventennale di tale superficie residua, e, nel 2007, l’amara sorpresa: il vincolo sul vecchio Orto botanico veniva soppresso e la “Scheda Norma Meridda” del nuovo PUC destinava quel prezioso scampolo di verde ad un’ulteriore cementificazione.
La ribellione dei residenti si manifestò prontamente con una raccolta di firme in calce ad una richiesta al Comune di ripristinare il vincolo e a scongiurare la distruzione di quell’ultimo polmone verde al centro di una zona urbana densamente popolata.
L’iniziativa si concretizzò nella costituzione del Comitato di San Giuseppe e nella raccolta di ben 800 firme in calce ad una osservazione depositata in comune in data 02/10/2008 a termini di legge.
L’opposizione dei cittadini si manifestò con varie iniziative tra cui tre convegni pubblici (03/04/2009 – Hotel Grazia Deledda, 05/05/2009 – Sala riunioni Mater Ecclesiae, 18/03/2011 Aula Magna Università di Sassari), volantinaggio, assemblee e incontri, lettere alla Nuova Sardegna e sullo stesso giornale articoli vari e interventi dell’Università a sostegno dei cittadini. La lotta dei cittadini per la salvaguardia del prezioso spazio libero in un contesto urbano densamente edificato, fu condivisa e sostenuta dall’Associazione Libertaria, da Legambiente, presieduta dall’ing. Massimo Fresi, da Italia Nostra, coordinata da Antonello Cugia, e dal Centro Studi Urbani del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Sassari diretto dalla Prof.ssa Antonietta Mazzette.
Nonostante la sollevazione popolare il PUC non venne modificato e fu approvato integralmente dal consiglio comunale in una infuocata seduta del 21 luglio 2009.
Ma l’amaro destino fu ribaltato dalla sostanziale bocciatura della Regione che portò alla revoca del PUC stesso in data 27 luglio 2011 e alla rielaborazione del Piano che indusse alla riflessione sulle previsioni impopolari della prima versione.
Con l’approvazione della seconda versione, l’area residua del vecchio Orto botanico, insieme a due aree adiacenti, in tutto 3880 metri quadrati, è stata nuovamente vincolata ad uso pubblico. “Zona S 3, destinata a parco pubblico, gioco dei bambini etc”.
Il Comitato ora preme per chiudere, attraverso un concordato o l’esproprio, l’annosa pratica di acquisizione dell’area al patrimonio pubblico e per ottenere la realizzazione di un prezioso Giardino pubblico.
Dopo l’annullamento del luglio 2011della Scheda Norma che pretendeva di riempire di cemento presunti “vuoti urbani”, e con il ripristino del vincolo ad area S3, i cittadini del quartiere San Giuseppe vigilano in attesa di intelligente sistemazione a verde pubblico dell’area vincolata. Nell’area si evidenziano ancora parti residue delle serre in muratura e del muro perimetrale dell’ex Orto botanico.

Vegetazione da salvare e valorizzare, insieme all’avifauna.
La vegetazione presente nell’area residua dell’ex Orto botanico e in un’area adiacente comprende tre grandi lecci (Quercus ilex), uno dei quali potrebbe avere circa tre secoli, robinie (Robinia pseudoacacia), allori (Laurus nobilis), bagolari (Celtis australis), un piantone di olmo (Ulmus campestris), diversi ornelli (Fraxinus ornus), un carrubo (Ceratonia siliqua), una palma (Phoenix canariensis), un arbusto di fior d’angiolo (Philadélphus coronarius), esemplari di Cornus sanguinea, edera, rovo, un fico d’india (Opuntia ficus-indica), un fico (Ficus carica L.), esemplari di Ailantus glandulosa, alcune piante del genere Prunus, tra cui un mandorlo, Rumex, acanto, più le specie annuali. L’avifauna che nidifica, vi si nutre e trova riparo comprende merli, pettirossi, fringuelli, verdoni, pigliamosche, alcune cornacchie e altri uccelli migratori e stanziali.

 

Particolare area residua dell’ Antico Orto Botanico visto dal lato di via Pasquale Paoli e da via Repubblica Romana

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Locandina petizione