Il Progetto per la gestione del rischio incendi nell’area di Monte Bianchino alla periferia est della città di Sassari, nasce dall’esigenza, manifestata dai residenti e dal WWF nel corso di alcuni incontri pubblici, di avere una maggiore attenzione verso la prevenzione per un’area che, immersa in un bosco secolare e macchia, presenta notevoli problemi di sicurezza legati agli incendi boschivi “di interfaccia” cioè un particolare tipo di incendio boschivo che, a prescindere dalla vegetazione interessata, colpisce zone, aree o fasce, nelle quali l’interconnessione tra le strutture civili e le aree naturali o la vegetazione combustibile è molto stretta. Gli incendi di interfaccia presentano delle caratteristiche che li rendono sensibilmente diversi da quelli boschivi e rurali non solo per quanto riguarda le persone ed i beni esposti: infatti mentre negli incendi boschivi e rurali ciò che brucia è composto da vegetazione, in un incendio che coinvolge anche strutture civili od industriali i materiali che bruciano possono essere molto diversi ed avere emissioni termiche e gassose fortemente nocive .

L’incendio di interfaccia può avere origine in prossimità dell’insediamento stesso (ad es. dovuto all’abbruciamento di residui vegetali o all’accensione di fuochi durante attività ricreative in parchi urbani e/o periurbani, ecc.), ma spesso sono gli incendi boschivi/rurali che nella loro propagazione finiscono per interessare le zone di interfaccia.

Si possono distinguere diversi tipi di “interfaccia”: le differenze tra le diverse tipologie di interfaccia riguardano non solo la strategia e la tattica delle operazioni di spegnimento ed estinzione, ma anche le attività di prevenzione, la sicurezza ed il coordinamento degli operatori chiamati ad intervenire simultaneamente ed in maniera sinergica non solo per le operazioni di spegnimento ma anche per ulteriori attività quali l’evacuazione, il soccorso e l’assistenza alla popolazione.

La più diffusa delle tipologie è “l’interfaccia in senso stretto”, categoria con la quale ci si riferisce a tutte le diverse configurazioni generalmente di ambito peri-urbano in cui si ha contatto diretto lungo una fascia di territorio tra la vegetazione da una parte e l’ambiente urbanizzato dall’altra. Le strutture antropiche essendo in contatto diretto con la vegetazione ad essa adiacente sono fortemente esposte in maniera diretta ad eventuali fronti di fuoco.

Una seconda tipologia, in letteratura conosciuta come intermix, invece designa tutte le situazioni arealmente estese in cui si ha compenetrazione tra elementi antropici e vegetazione naturale, situazioni complesse in cui le residenze (o le attività) sono sparse con densità variabili in un’area coperta di vegetazione.

A livello normativo è il comune che ha in capo l’onere della gestione, attraverso l’apposito Piano Comunale di Protezione Civile, del rischio di incendio di interfaccia e che deve essere capace di mettere in sicurezza la popolazione nell’eventualità che un incendio boschivo o rurale minacci le infrastrutture o gli insediamenti presenti nel proprio territorio.

Questi eventi sono tanto più probabili quanto più è ampia la superficie sulla quale si ha interferenza del sistema urbano col sistema naturale e sono molto pericolosi soprattutto nelle situazioni di intermix nel novero delle quali rientrano gli insediamenti residenziali integrati nel paesaggio come quelli delle Querce-Monte Bianchino. Ogni incendio è un evento a se da considerarsi singolarmente giacché le aree e le strutture minacciate variano da evento ad evento e possono essere completamente diverse a seconda del luogo di insorgenza, della direzione del vento, della sua variazione, della presenza e intensità di salti di fuoco (“spotting”) e di numerosi altri fattori contingenti.

Gli incendi di interfaccia comportano poi, nella maggior parte dei casi, ulteriori dinamiche e complicazioni che sono rappresentate da :

1. possibile blocco di arterie stradali e di reti viarie principali con rischio di incolonnamenti e ingorghi molto difficili da gestire e che ostacolano l’arrivo delle squadre di soccorso oltre che l’evacuazione;

2. possibilità di incidenti stradali per presenza di fumo e per l’attività delle squadre operative di spegnimento che lavorano in condizioni di sicurezza precarie a causa della scarsa visibilità;

3. panico incontrollato tra la popolazione con evacuazioni non razionali e spesso non canalizzate che provocano ulteriore rallentamento della circolazione e blocco dei mezzi di soccorso;

4. possibilità di malori e intossicazioni che richiedono il dispiegamento di ulteriori mezzi di soccorso in una rete viaria spesso insufficiente soprattutto in situazioni compromesse dall’incendio in atto.

In questo scenario, la popolazione è portata a pensare che siano e debbano essere le autorità preposte alla lotta attiva agli incendi a garantire la sicurezza per beni e persone. Per quanto ciò possa essere corretto, poiché in effetti si dispone di una ottima macchina organizzativa di professionisti finalizzata alla lotta attiva, non si può non tenere conto che l’ambiente nel quale si vive sia effettivamente una zona ad alto o estremo pericolo di incendio.

Se è vero che in fase di pianificazione e di gestione del territorio è possibile ridurre la quantità di vegetazione infiammabile e la sua continuità spaziale intervenendo nei terreni circostanti gli insediamenti e/o nelle aree pubbliche, è altresì vero che i singoli proprietari di abitazioni hanno la responsabilità di gestire i propri appezzamenti di terreno ed in particolare le immediate vicinanze delle case in modo da garantire, durante un eventuale incendio, la salvaguardia e la sopravvivenza della loro abitazione e di chi ci abita.

Coloro che risiedono in ambienti di interfaccia devono, dunque, prendere decisioni strategiche prima che un eventuale fuoco si sviluppi, e dovrebbero essere sensibilizzati e responsabilizzati affinché comprendano che i loro edifici ed il circostante paesaggio devono essere progettati, costruiti e gestiti nell’ottica di un contenimento del rischio di incendi poiché le capacità di soppressione del fuoco e i tempi di risposta del sistema di spegnimento, in primis quello locale, non possono rispondere ad aspettative di sicurezza “assolute”. In particolare è molto utile la costruzione delle strutture utilizzando materiali resistenti al fuoco, l’uso di tecniche di gestione silvicolturale di riduzione del carico e della continuità della vegetazione nelle immediate pertinenze delle abitazioni nonché la pulizia di piazzali e tetti da residui vegetali. È importante che ciascuno abbia consapevolezza del fatto che la gestione della singola proprietà oltre che sulla propria sicurezza influisce direttamente sulla sicurezza generale della comunità e delle squadre di lotta antincendio inviate per la loro protezione.

Questi temi sono sempre più attuali e si contano diverse iniziative, sia in Europa che nel Nord America, per attuare nuove politiche partecipate di lotta antincendio.

La nostra Regione è da sempre in prima linea nella lotta antincendi e infatti la presente proposta si affianca a un’altra iniziativa intrapresa dal CFVA – STIR di Lanusei, Settore Antincendio e PC. – Comune di Tortolì (OG) denominato “Comunità Preparata al Fuoco”.

Obbiettivi:

L’obiettivo principe del progetto è creare una comunità di residenti in grado di auto-proteggersi dagli incendi senza o con una minima assistenza da parte del personale antincendio, accettando la responsabilità di vivere in una zona ad alto rischio di incendio boschivo e possedendo le conoscenze e le competenze per preparare le proprietà e le case in maniera da essere protetti dagli incendi nonché, ove necessario, da evacuare rapidamente in modo sicuro ed efficace senza rischiare di rimanere intrappolati dalle fiamme.

Il raggiungimento dell’obbiettivo è reso possibile dall’articolazione delle varie fasi di un intervento di mitigazione del rischio ed in particolare le fasi di formazione, previsione, prevenzione e monitoraggio. Obiettivo parallelo del progetto è infatti quello di definire un modello procedurale di messa in sicurezza del territorio e di sensibilizzazione dei residenti, modello che sia poi esportabile in contesti simili con particolare riferimento agli insediamenti turistici (consorzi, lottizzazioni etc) che proliferano principalmente nelle aree costiere del nostro territorio.

Singoli obbiettivi specifici riguardano:

• La formazione e l’informazione dei residenti e della popolazione in genere;
• Il monitoraggio del territorio in tempo reale con tecniche innovative;
• La redazione del Piano di Protezione Civile con caratterizzazione di dettaglio dell’area;
• La diffusione e la pubblicità dell’iniziativa (portale, materiale illustrativo e convegni) non solo per favorirne la conoscenza ma anche renderne possibile la replica.

Qui potete vedere la Relazione Illustrativa del Progetto Pilota